Ha vinto Paolo Giordano con "La solitudine dei numeri primi"
Lo Strega sbagliato
Non era possibile equivocare, l’invito era chiarissimo: la sera di mercoledì 2 luglio, alle 21, sulla terrazza del Campidoglio, incontro con i cinque finalisti del Premio Strega. Una pausa non belligerante di cortesia conviviale, tradizionalmente organizzata dal Comune di Roma.

Non era possibile equivocare, l’invito era chiarissimo: la sera di mercoledì 2 luglio, alle 21, sulla terrazza del Campidoglio, incontro con i cinque finalisti del Premio Strega. Una pausa non belligerante di cortesia conviviale, tradizionalmente organizzata dal Comune di Roma (e quindi quest’anno in prima assoluta dal sindaco Alemanno e dal suo assessore alla Cultura, Umberto Croppi) per addetti e costretti ai lavori, alla vigilia della premiazione che si sarebbe tenuta il giorno dopo al Ninfeo di Villa Giulia.
Ora, è vero che il programma dello Strega si è andato infittendo di incontri preparatori, iniziative collaterali, annessi e connessi di ogni tipo. Ma nessuna fatica pregressa può giustificare il fatto che, alle dieci di sera di mercoledì due luglio, sulla Terrazza Caffarelli incrociata dal volo dei gabbiani, adorna di fiaccole e apparecchiata con ogni ben di Dio, tra gli invitati non sia ancora possibile individuare – non dico la bianca chioma di Ermanno Rea, la faccia timida di Paolo Giordano o la frangetta di Lidia Ravera – ma nemmeno uno straccio di addetto stampa di qualsivoglia piccola, media o grande casa editrice.
Ora, è vero che il programma dello Strega si è andato infittendo di incontri preparatori, iniziative collaterali, annessi e connessi di ogni tipo. Ma nessuna fatica pregressa può giustificare il fatto che, alle dieci di sera di mercoledì due luglio, sulla Terrazza Caffarelli incrociata dal volo dei gabbiani, adorna di fiaccole e apparecchiata con ogni ben di Dio, tra gli invitati non sia ancora possibile individuare – non dico la bianca chioma di Ermanno Rea, la faccia timida di Paolo Giordano o la frangetta di Lidia Ravera – ma nemmeno uno straccio di addetto stampa di qualsivoglia piccola, media o grande casa editrice.
Con l’amica giornalista di un importante quotidiano economico ci aggiriamo perplesse. Unico faro nella notte – che nel frattempo è scesa sul serio – ci appare da lontano l’italianista Walter Pedullà, consigliere d’amministrazione dello Strega. Impegnato, lui, in una cordiale conversazione con il giurista Giuseppe Guarino, mentre nei capannelli attorno al buffet si riconoscono il giurista Nicolò Lipari, il giurista Marcello Clarich, il giurista Natalino Irti… Certo che la letteratura italiana contemporanea va forte nel mondo del diritto, constatiamo con l’amica giornalista di un importante quotidiano economico. Nel frattempo è però inspiegabilmente scomparso Pedullà e continua a non esserci traccia neanche dell’annunciato assessore Croppi. Bel villanzone, pure lui.
Meno male per il buffet. Il tempo passa, nessun letterato all’orizzonte. Azzardiamo ipotesi fantapolitiche: scrittori sinistrorsi disertano convivio lupomannesco… Amareggiate ma non dome (provo a chiamare il cellulare dell’ufficio stampa dello Strega, che suona lungamente a vuoto) alla fine ci sediamo a un tavolo con alcuni signori gentili che parlano fittamente di cattedre universitarie di diritto amministrativo. A questo punto, sentendoci molto fesse e quasi imbucate (entrambe le condizioni assai fondate nella realtà, come vedremo) mangiamo tuttavia cose buonissime. Dopo il trionfo di frutta finale (si sono fatte le undici meno un quarto) ci eclissiamo, scambiando considerazioni da generali in pensione sull’imbarbarimento della vita civile, degli uffici stampa e degli assessorati alla Cultura.
Meno male per il buffet. Il tempo passa, nessun letterato all’orizzonte. Azzardiamo ipotesi fantapolitiche: scrittori sinistrorsi disertano convivio lupomannesco… Amareggiate ma non dome (provo a chiamare il cellulare dell’ufficio stampa dello Strega, che suona lungamente a vuoto) alla fine ci sediamo a un tavolo con alcuni signori gentili che parlano fittamente di cattedre universitarie di diritto amministrativo. A questo punto, sentendoci molto fesse e quasi imbucate (entrambe le condizioni assai fondate nella realtà, come vedremo) mangiamo tuttavia cose buonissime. Dopo il trionfo di frutta finale (si sono fatte le undici meno un quarto) ci eclissiamo, scambiando considerazioni da generali in pensione sull’imbarbarimento della vita civile, degli uffici stampa e degli assessorati alla Cultura.
Ai piedi della scalinata del Campidoglio, squilla il cellulare: abbiamo sbagliato terrazza, quella giusta è la più raccolta terrazza della Protomoteca (della quale ignoravamo colpevolmente l’esistenza) e, apprendiamo a parziale riabilitazione del nostro Q.I., nell’equivoco pare siano caduti in parecchi. Rimane un solo dubbio: che ci facevano, tutti quei giuristi, sulla Terrazza Caffarelli, alle 21 del 2 luglio?